Nuove tesi sulla storia di Serracapriola (il dialetto) | | Vincenzo Castelnuovo |
II parte pubblicata da “Il Borgo” Gennaio-Febbraio 1956 Il Castelnuovo nel generoso sforzo di penetrare il mistero che avvolge le origini millenarie di Serracapriola, poiché la vasta necropoli scoperta presume l’esistenza di una grande città fin dal periodo osco-frentano, ricorre anche agli strumenti della moderna filologia ed etimologia. Si tratta di interpretazioni personali – egli avverte – e certo è materia opinabile. Tuttavia gli argomenti di una tesi sono apprezzabili anche quando – mancando elementi di certezza fra le tenebre del mistero aprono lo spiraglio della probabilità. Tralasciamo di pubblicare la digressione filologica sui popoli Osci, ma segnaliamo all’attenzione degli studiosi l’asserto del Castelnuovo che il nostro dialetto deve considerarsi come tradizione della lingua degli Osci. Se l’asserto potesse meglio dimostrarsi con dati irrefutabili, la tesi centrale dello studio del Castelnuovo, cioè le origini di Serracapriola come città osco-frentana, guadagnerebbe in validità e vigore, poiché effettivamente “il dialetto è un tenace ed ostinato conservatore delle caratteristiche originarie”. Interessante poi la concatenazione etimologica fra Giano, Frentano, Teano, Serratano. L’antico Teano Apulo sorgeva storicamente nei pressi di S.Paolo di Civitate e quindi a oriente di Serracapriola là dove noi di Serra vediamo spuntare il sole all’inizio della sua parabola giornaliera. Qui cade opportuno aprire una parentesi, per dire dell’influenza della civiltà greca sui popoli italici. È noto come la Grecia avesse numerose colonie nell’Italia meridionale, come Sibari, Taranto, Metaponto; la così detta Magna Grecia, che aveva commercio e relazioni con la madre patria e quindi una progredita civiltà, di cui i popoli vicini , di certo, subirono l’influenza. Anche nel nostro museo esiste un piatto di forma ellittica con figurazioni di giocatori con cerchi, che per struttura del materiale e della pittura, è certamente di origine e di influenza greca; fu trovato nella campagna di Serracapriola, e dimostra che la Magna Grecia ha avuto influenza nel nostro territorio. Anche la lingua ebbe le sue infiltrazioni specialmente nel linguaggio parlato, e noi vediamo infatti nel nostro dialetto oggi delle parole greche, come cata, che significa presso, in casa di. L’influenza della Magna Grecia sulle civiltà italiche incomincia nel nono ed ottavo secolo A.C., e viene giù nel tempo fin dopo la conquista della madre patria fatta dai Romani. Così che possiamo spiegarci come il latino attingesse dal greco le forme ed il contenuto letterario, mentre arricchiva i suoi vocaboli dall’Osko. Così formato il latino divenne la lingua ufficiale degli italici e contribuì a cementare in unità etica le stirpi sorelle sotto lo scettro di Roma. In seguito, quando il sommo poeta Dante scrisse la Divina Commedia, creando il dolce idioma italiano, attinto dal volgare, formava la prima opera letteraria nel dolce stil nuovo, che veniva compreso non più dalle sole classi colte, ma da tutti gli italiani già fusi ad unità nazionale per questo fatto stesso, per l’esistenza di una medesima lingua parlata. Ed è così che il nostro dialetto, tradizione della lingua degli Osci, non differisce dall’Italiano se non per qualche variante della pronunzia: ed il dialetto, considerato come lingua parlata, è un tenace ed ostinato conservatore delle caratteristiche originarie. Avendo così visto le origini degli Osci Sabelli, passiamo ad indagare sui Frentani detti da Catone – A Tuscis orti – e dall’Ughelli: A Tuscis progeniti. Consideriamo la parola Frentano nel suo significato primordiale racchiude nella fonetica l’essenza del suo significato, il mito: la vediamo così composta: frent-j-ano e cioè in lingua Osca, partorito da Giano: e non Frontone dalla grande fronte. Evidentemente furono i Romani, posteriori nel tempo che dissero Frontone, incorrendo nel medesimo errore di interpretazione, come dice Leopardi, con cui concepirono Giano bifronte, cioè dal doppio volto, invece di due volte partorito da Giove affinché fosse più perfetto, il primo uomo perfetto. Che gli Osci avessero in questa regione il culto di Giano è ampiamente dimostrato dalla presenza dei ruderi ancora esistenti di un tempio in suo onore nel vicino Gargano; per la presenza nelle vicinanze di Urbe Frentana, di Teano che fu detto Apulo e che nella sua primitiva fonetica era Tejano Apulum……. funebre adorato dai Frentani. Ma Giano che fu poi Jacco e Bacco, come dice il Leonardi, è l’arco che descrive il sole nella sua traettoria giornaliera, è il primo arco, il primo anello del solstizio d’inverno, del primo mese dell’anno: è adunque Theiano Apulo il divin primo arco di Apporlo cioè del sole. Vediamo infatti nel mese di Gennaio, guardando da Serracapriola sorgere il sole dal colle dove sorgeva la città di Teano e nei cui pressi è oggi San Paolo di Civitate. Similmente Diana (Theana) è il primo arco della luna. I Frentani che nel sole avevano visto la perfezione del cerchio matematico e che adoravan come cosa divina nel mito di Apollo, adorarono pure l’arco luminoso che esso descrive, che dà luce e calore, feconda la terra e vivifica nel mito di giano; parallelamente adorarono la silente luna nel suo ciclico ritorno notturno in forma falcata; la forma anulare (anus, anulus) ne determinò i loro nomi di divinità. Si ricostruisce da ciò l’albero genealogico che ha radici divine: Giove, Giano, Frentano ed in ultimo Serrano o come prima si diceva Serratano (Serra Dhj-ano) e come in seguito vedremo…… (continua)….. manca il resto. 
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